Storia

L’organo settecentesco di S. Giovanni Battista a Castelluccio Valmaggiore

di ELISABETTA MARCOVECCHIO

Grazie al dott. Giuseppe L’Erario per la segnalazione dell’interessante articolo

Basamento monumento ai caduti 1915-18

Foto e testi inviati dal Prof. Leonardo Altieri

Sul retro della foto GRUPPO DI SCALPELLINI:
Castelluccio Valmaggiore (FG)
Basamento monumento ai caduti 1915-18 (mai più realizzato).
Seduto, in primo piano, a destra guardando, Leonardo Altieri.
In alto, seduto al centro, Rocco Altieri di anni dodici

Sotto la foto, foglio battuto a macchina:

Scalpellini di Castelluccio V. M. – anno 1924

alla costruzione del basamento in pietra locale che doveva essere sormontato da una statua in bronzo dello scultore Natola di Foggia, a ricordo dei caduti della guerra 1915-18.

In primo piano da destra guardando: Leonardo Altieri, Pietro Marano, Umberto Bolognone di celle San Vito.

In secondo piano: Angelo Lerario cantoniere municipale, Giuseppe Pettella muratore col suo bambino Donato che da grande diventa architetto.

In terzo piano: Donato Salvagno, Rocco Altieri di anni 12, Antonio Ruggiero di anni 15.

Per la realizzazione dell’opera, pare siano state raccolte ventisettemila lire, la maggior parte offerte da concittadini emigrati in USA. Il basamento in pietra costò circa tremila lire più il montaggio.

Per la statua già in lavorazione nacque una vertenza tra lo scultore e l’amministrazione dell’epoca e di quell’opera non se ne fece più nulla.

Selvo errori ed omissioni perché affidato alla memoria del sottoscritto dopo oltre sessant’anni,

Rocco Altieri

Dal Dizionario di Toponomastica UTET Torino 1990

Castelluccio Valmaggiore (Fg)

Pittoresco paese situato a 630 m sulle pendici sud-est del M. Cornacchia dominante l’alta valle del Celone, dove sono venuti alla luce resti romani del sec. III-II a.C. Alla Parrocchiale di Castelluccio è incorporata una vetusta torre cilindrica fatta costruire nel 1019, con altre, dal catapano Basilio Boioannes a difesa di Troia (TCI Puglia 252).

Da “Notizie storiche intorno al Comune ed al Clero di Castelluccio Valmagggiore” del Canonico Domenico De Palma

Domenico De Falco e F. Editore, Napoli 1890

Bisogna confessare però che alla qualità de’ prodotti, non sempre risponde la quantità. Anzi son ben rare le annate veramente ubertose, per effetto della scarsezza di opportune piogge, e per la veemenza de’ dominanti venti Libeccio e Ponente; che il popolo impropriamente chiama Favonio e Scirocco. Questo naturale squilibrio atmosferico, che ha luogo per la forte differenza che passa tra la temperatura de’ monti, e quella della pianura pugliese, svestita di ombre e fitta vegetazione, viene aggravato dal montano disboscamento. Fatto doloroso che accresce la forza del vento, e diminuisce sempre più la probabilità delle piogge, a danno de’ poveri asgricoltori, che spesso rimangono delusi nelle concepite speranze, con jattura de’ consumati capitali, e colla perdita delle durate fatiche. pp 14-15

Nota. E si continua a chiamare Scirocco il Favonio. Lo Scirocco corrisponde invece all'”Autine”. La scarsa piovosità dei Monti Dauni è durata fino agli anni Novanta del secolo scorso, con una media annua di appena 700 mm. Migliorata significativamente dal 2003, fino a raggiungere gli attuali 840 mm.

Lo spessore delle mura [della torre] nella parte superiore, è di circa due metri e mezzo; maggiore nell’inferiore. La sua solida costruzione, specialmente per la bontà del cemento, è pegno sicuro che, per molti e molti altri anni, sfiderà l’opera distruttrice del tempo. p 16

Nota. Con il recente restauro la torre ha perso all’esterno i numerosi fori utilizzati per l’impalcatura e nei secoli successivi per i nidi di taccole e rapaci notturni.

L’enunciata torre vien composta di due piani interamente ultimati, e di un terzo solamente iniziato. È notevole, che essa non ha porta di accesso. Si entrava pel piano superiore, dove si osserva la saracinesca con ponte le vatojo, che andava ad appoggiare nel fabbricato adiacente, destinato a caserma per la guarnigione. Dal piano superiore si ascende al terzo piano incompleto, per una scalea in pietra, praticata nella grossezza del muro: per discendere poi all’inferiore o terreno, non si vede altro che una botola, e perpendicolarmente alla medesima un anello di ferro assicurato alla volta. Questo fatto eloquentissimamente dimostra che tal locale servir dovesse a rinchiudervi i prigionieri, o i militi del presidio in punizione, i quali si faceano discendere con apposite pulegge, e d altri congegni meccanici, in uso per la calata ne’ pozzi. pp 16-17

Note. Del terzo piano è visibile la base di una finestra all’estremità superiore a Sud della torre. Probabilmente ne fu interrotto il completamente dall’arrivo dei Normanni nella seconda metà dell’XI sec. L’attuale porta di accesso al pian terreno fu aperta negli anni Ottanta del secolo scorso.

L’attuale popolazione del comune, riportandomi all’ultimo censimento de’ 31 dicembre 1881, è di 3031 anime, ed è ben difficile che possa in prosieguo avere, oltre al naturale, altro notevole accrescimento. p 17

Nota. Dati demografici dal 1881 al 2011 da wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Castelluccio_Valmaggiore:

Calo demografico nel 1921 causato dalla I guerra mondiale (1915-18) e dall’influenza Spagnola (1918-20)

Fa meraviglia come un edifizio di qualche importanza, qual è il castello, non tenga una lapide con la data storica della fondazione. p 18

 So benissimo, che altri rispettabili storici, riportano Troja e vicini castelli edificati, nel 1019, dal Catapano greco Bubagano, o Rasilio Bugiano, chiamato da Guglielmo Pugliese Bagiano [anche col nome di Basilio Boioannes, come citato in altri documenti]. p 24

[…] in una antica cronaca manoscritta di Troja si legge “Episcopus Trojanus osedit Castellutium, (1115) illunque coepit et combussit, coepitque in eo Guillelmum Altavilla cum omnibus suis, pro crudelitate quam faciebant peregrinis Hyerosolimitanis [Il Vescovo di Troia assediò Castelluccio, (1115) la conquistò e la incendiò, e vi prese prigioniero Guglielmo Altavilla con tutti i suoi soldati, per la crudeltà nei confronti dei pellegrini che si recavano a Gerusalemme]”. pp 40-41

Nota. Siamo in pieno dominio normanno. Si presuppone che Castelluccio fosse all’epoca uno dei tanti crocevia di pellegrini verso Brindisi, dove s’imbarcavano per Gerusalemme. Vincenzo Stefanelli nelle sue Memorie storiche della città di Troia, Atesa Editrice, Napoli 1878, (pp 89-90), aggiunge un’altra motivazione: sull’esempio di Biccari anche Castelluccio era passato alla diocesi di Benevento, un affronto per l’allora vescovo normanno Guglielmo II di Troia. http://www.comune.troia.fg.it/cms/cms_arg.php?idarg=53.

[…] ad occidente del comune, e propriamente ad un chilometro circa dall’abitato, dove il torrente Freddo innestasi con l’altro di maggiore importanza, chiamato Celone […] eravi anticamente un antico cenobio, fondato da Religiosi, di cui ignorasi l’ordine e la regola primitiva. È probabile che fossero Benedettini come quelli di Troja e di Orsara ed altri disseminati in questi monti; ma comunque sia, è positivo che essi aveano a missione tutelare e difendere la vita dei pellegrini di Terra Santa che, per deficienza di strade regolari, erano necessitati a transitare per questi luoghi. Il cenobio trovavasi dedicato a S. Nicola. p 43

Nota. I monaci avevano costruito delle celle per dimorarvi durante l’estate, dove, verso la fine del XIII secolo, si insediarono alcuni Provenzali al seguito di Carlo d’Angiò, dando vita al comune di Celle di San Vito. Tra il 1228 e il 1294 il convento ospitò i Cavalieri spagnoli di Calatrava chiamati dal papa Gregorio IX.

Dopo la partenza de’ Cavalieri, i Commendatori poco o nulla curarono la manutenzione del Conventino, che rimasto abbandonato, cadde in ruina. La cappella, però fu lungamente mantenuta dalla nostra popolazione; tanto che nel 1629 posevi nuova campana con la scritta – Divi Nicolai ad Dei gloriam et honorem et concursum ad augustam divotionem populi semper 1629 [Al divino Nicola a onore e gloria di Dio e sempre con la nobile devozione del popolo 1629]. Ma anche per essa si approssimava l’ora fatale. Denudati e messi a coltura i terreni de’ soprastanti monti, il torrente Freddo addivenne oltremodo impetuoso; e travolgendo nelle tumultuose sue piene terra e massi di pietra, in breve tempo, completamente distrusse l’ultimo ricordo del religioso e filantropico monumento. La campana salvata e trasportata in paese, fu posta sulla Cappella di S. Caterina, ed ora, per circostanze che si svolgeranno in prosieguo, è passata alla chiesa di S. Maria. pp 50-51

Nota. La campanella si trova tuttora su un lato della chiesa di Santa Maria.

[La] chiesa S. Rocco è sita fuori l’abitato, in una località che porta il suo nome. Essa, senza avere esimii e singolari pregi, è simpatica ed ariosa. La scritta incisa sull’architravato della porta d’ingresso, fa crederla edificata da Berardino Patella nel 1577; la tradizione la ritiene opera più antica; e che Patella, trovandola quasi completamente distrutta, la fece col suo danaro riedificare. Come fabbricato isolato, esposto a tutti i venti, bene spesso è incorso in questo crudo destino, che fatalmente si rinnoverà col volgere degli anni. p 148

La popolazione […] nel 1886 […], in rendimento di grazia pel superato pericolo del Colera, che appena toccò il Comune, mentre nelle invasioni del 1838 e 54 mietuto ne aveva molte vittime, con spontanee offerte, ha decorata la Chiesa con altare di marmo. p 149

Nota. La località è rimasta via San Rocco. La chiesetta era alcuni metri distante dall’attuale costruita negli anni Ottanta. Di quella antica non è rimasto nulla, né della scritta sull’architrave né dell’altare in marmo. All’epoca le ultime case del Comune terminavano con la chiesa di Santa Maria. La scritta del 1577, dedicata a Berardino Patella, testimonia la presenza della famiglia Patella tra le più antiche case nobiliari presenti a Castelluccio Valmaggiore.

Non posso trasandare un altro antico Castello, detto la Torre, sito nel nostro tenimento, a mezzogiorno del Comune, dal quale dista un paio di chilometri; e propriamente edificato al piede del Monte S. Felice, vicinissimo alla via denominata Egnazia. pp 158-159

Nota. Il castello si trovava sulla via Egnazia a ca. 3 km da San Vito verso Troia, in contrada Torre. Ne restano ruderi sepolti dai rovi, ancora visibili negli anni Ottanta. Il De Palma parla anche di un’altra Torre poco distante, in cima alla contrada Buccolo, in lingua locale “Vucchele de Cèlle”. Ne resta una scalinata sotterranea, anch’essa visibile fino agli anni Ottanta, con un cancelletto in ferro e coperta adesso da rovi e detriti. Secondo la congettura del De Palma le due piccole torri erano collegate tra loro da una galleria sotterranea, come del resto molti castelli medievali. Leggendaria potrebbe essere invece la congettura popolare che la vorrebbe collegata alla Torre Bizantina di Castelluccio. Alle pp 159-160 un’interessante testimonianza dello storico Leo: “Ma nuovi raggiri indussero l’Imperatore [Federico II] a farlo prigioniero [il figlio ribelle Errico], poscia fu chiuso nel Castello S. Felice in Puglia, e morì fra lacci a Martinora l’anno 1242”.